Recensione - Toy Story 5 (2026)
- Chiara Maggi

- 20 lug
- Tempo di lettura: 5 min
Fiù... andata!
Aspettative superate alla grande! Toy Story 5 funziona e funziona bene.
Tutti i fan erano in fervida attesa di sapere come la Disney avrebbe trattato un argomento ormai all'ordine del giorno: il rapporto tra nuove generazioni e tecnologia. Ma la verità è che, con la sua solita maestria, è andata ben oltre.

Questo quinto capitolo tira in ballo questioni anche più profonde:
la responsabilità di essere un genitore, ad esempio, con l'implicazione che per il bene dei propri figli si possono commettere errori in buona fede;
che questi errori possono comunque portare da qualche parte, definendo il caro vecchio sentiero dell'esperienza, ormai poco battuto perché molto temuto.
Il bullismo, che è un tozzo di pane stantio che abbiamo ingoiato tutti prima o poi nella vita ma che, oggi come ieri, mette a repentaglio la determinazione dei bambini lasciati soli ad affrontare il problema, e che oggi più di ieri, vede la sua evoluzione in una minaccia invisibile, che si nasconde dietro schermi e tastiere e che è quindi ancora più subdolo.
La cosa che mi ha colpita di più, però, è la delicatezza e quasi spensieratezza con cui ogni ingrediente ha dato vita a questa ricetta, senza pesante retorica o giudizio, ma solo con la semplice e pura constatazione del fatto che il mondo va così finché non decidiamo di cambiarlo con le nostre scelte; ed è proprio ciò che Bonnie deve riuscire a fare. Abbandonare una comfort zone in cui si sente se stessa, libera e davvero felice ma che la esclude dalle prime interazioni sociali, oppure accettarsi per come è anche se gli altri la percepiscono diversa?

Molti adulti se lo chiedono ancora, figuriamoci un bambino, ma a differenza di chi cresce dimenticandosi del proprio fanciullo interiore, Bonnie non è sola: ha i suoi migliori amici, capitanati dall'instancabile Jessie, che non si fermerà davanti a nulla pur di tirarla fuori dalla situazione ipnotica in cui è caduta; e ha la fortuna, ad oggi quasi rara, di avere anche i suoi genitori, che la monitorano, la osservano e si accorgono delle differenze comportamentali che comincia ad avere a seguito degli eventi. Ed è proprio questo il punto che viene silenziosamente stressato a orecchie ricettive: i genitori devono essere presenti, come lo sarebbero su un qualsiasi posto di lavoro, e anche di più. Devono costruire un rapporto di fiducia, durevole e forte, così che i figli si sentano in un luogo sicuro per confidare anche i più profondi tormenti; e per fare tutto questo ci vuole più tempo e pazienza di quanto chiunque ne abbia.
Che i bambini giochino, ma che non siano essi stessi i giocattoli di adulti egoisti.
Dopodiché, stupendo il capitolo "Jessie". La maggior parte di noi è cresciuta quasi odiando Emily per aver abbandonato la sua migliore amica, prima dimenticandola sotto il letto e poi lasciandola sola in una scatola qualunque. When She Loved Me è una canzone che ci ha spezzato (e continua a spezzarci) il cuore fin dalle prime note, ma il cerchio della vita, tanto amato dalla Disney, trova sempre il modo di unire un capo all'altro, dando un senso a ogni singolo avvenimento, anche a quelli più dolorosi; ed è così che finalmente scopriamo che Emily non aveva dimenticato proprio nulla, soprattutto non la sua Jessie.
Insieme alla piccola cowgirl, veniamo a conoscenza dell'importanza che aveva avuto per la sua prima bambina e finalmente anche noi accettiamo che forse le cose devono andare proprio così seppur non vorremmo, perché solo vivendo altre storie, in altri posti e con altre persone avremo l'occasione di scoprire chi siamo davvero e di essere felici; e così lasciamo andare il rancore, la tristezza e il dolore. Ciò non toglie che i ricordi restano e sono tanto indelebili da rimanere scolpiti nella memoria del tempo, di generazione in generazione.
E poi c'è Blaze, un personaggio tutto nuovo, che rappresenta quella piccola luce in un punto indefinito del mondo, potenzialmente molto lontano da dove ti trovi tu, ma che è esattamente la tua anima gemella. Lei è la copia identica ma anche dissimile di Bonnie, che avrà il fondamentale e compito di... esserle amica. Ma è davvero difficile diventare amico di qualcuno che condivide con te le stesse passioni, che ti capisce subito e che ha le tue idee ancora prima che le abbia tu?
Disney sottolinea come a volte ci ostiniamo a cercare persone giuste per noi nei posti sbagliati, senza renderci conto che basterebbe semplicemente cercare dove noi siamo felici per trovare quel qualcuno che condivida quella stessa felicità.
Penso di non essere l'unica ad aver empatizzato molto con questo: mi sono serviti quasi trent'anni a scovare la mia Blaze e, grazie a un pizzico di tempismo e fortuna, l'ho trovata proprio nell'unico posto dove poteva essere, ma dove non avevo mai pensato di guardare; e in quel momento, tutta la sfiducia covata ha finalmente acquisito un senso.
Spero che questo film possa essere un monito sempre attivo a non nascondere mai le parti più belle di noi, temendo di essere gli unici al mondo; perchè essere unici non vuol dire essere soli.
Onore e lode a Woody e Buzz, le nostre piccole leggende, che riprendono il loro ruolo anche se correttamente marginale, accettando il tempo che passa e i compiti diversi che hanno acquisito nella vita. Sono sempre lì, con una veste aggiornata e qualche ammaccatura in più, ma è proprio questo il bello: il gioco non è mai statico, così come la vita, e non possiamo pretendere di rimanere fermi o che rimanga fermo tutto il resto. Così Woody è più saggio e consapevole, anche se ancora fraternamente legato al mitico Space Ranger, il quale comincia a mettere radici nel sentimento provato da sempre per la bella Jessie.

E, infine, c'è lei, la temutissima villain Lilypad, che con la sua tecnologia fa del male ai bambini e li riduce a suoi piccoli schiavi. Mh, ma se invece...
Mi ha ricordato tanto Ansia di Inside Out, che nella foga di aiutare e fare solo il suo dovere, combina tanti pasticci. Lilypad non è un giocattolo per come lo abbiamo inteso fino a questo momento ma, a modo suo, tiene a Bonnie ed è disposta a rendersi utile quando è in difficoltà. Tutto sommato non c'è mai una dimensione completamente giusta e una completamente sbagliata, ma solo dimensioni che si intersecano, si fondono e cooperano per un bene più grande e non esistono ingredienti fuori posto, ma solo dosaggi sproporzionati. Ormai è inevitabile che anche i bambini più piccoli approccino la tecnologia, parallelamente ai giocattoli più tradizionali, senza paura che l'una escluda gli altri. Ma la giusta misura in cui questo può avvenire deve essere saggiamente pilotata da chi ha la consapevolezza per farlo, un adulto che non veda nel tablet o nel cellulare una via di fuga dalle sue responsabilità quanto una responsabilità stessa. Perchè sì, questo film è per voi, cari mamma e papà, presenti e futuri, cari zii, sorelle, fratelli, nonni, tutori, e tutti coloro che hanno a cuore il bene di almeno un bimbo: spero possiate guardarlo non come un semplice lungometraggio d'animazione, quanto piuttosto come uno strumento utile da cui farsi ispirare.
Non è detto che Toy Story 5 debba diventare il nostro film preferito della saga ma il suo obiettivo non è quello di vincere sui predecessori; se siamo disposti a farci inviare un messaggio concreto, però, questo capitolo può farlo. Come sempre, dipende da noi.
Quindi che dire? Verso l'infinito e oltre!
Voto: 5/5 cum laude
Consigliato: Sì. Socialmente importante, per essere precisi.
P.S. Woody calvo e con la pancia è il punto più alto e geniale che si potesse raggiungere in questa saga🤪





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